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Il sito del vicus di Sancto Petro di Tachina o di Nynphus non è più un mistero CRONISTORIA DI UNA R

E’ senza dubbio una scoperta sensazionale quella del sito dell’antico borgo di Nynphus o di Tachina, con annesso monastero benedettino di S. Pietro, nei pressi di Roccabernarda; scoperta del tutto inedita, nessuno ne aveva mai scritto, intuito, visto. Eppure

gli elementi erano sotto gli occhi di tutti. A dare il via alla ricerca vi è una cartolina postale: “Saluti da Roccabernarda”. Sembra sia stata riportata dalle colonie del Corno d’Africa nel lontano 1938 da un soldato italiano; qualcuno deve comunque avergliela spedita da Roccabernarda. I più la ritenevano una immagine virtuale, la ricostruzione di un paesaggio immaginario per celebrare il ricordo di un antico borgo rurale, nei pressi di un sito monastico: San Pietro di Niffi. Ma c’era qualcosa in più nella immagine della cartolina che alimentava spirito di ricerca.

 

La foto che ha permesso di individuare il sito di S. Pietro di Nynphus


Sulla sfondo corrispondevano per grandi linee la serra d’Orrico, ed ancora alcune caratteristiche del crinale che dalla serra scende giù, infine il fatto che il fiume Tacina, sia nell’immagine che nella realtà, è addossato al crinale di detta serra. Tutto ciò mi hanno indotto ad un attento sopralluogo alla ricerca del punto in cui si apriva la visuale presente in cartolina. Ed allora ogni ipotesi ha assunto sostanza. Quali le novità? Sulla cartolina, al di qua del fiume e della pianura alluvionale del Tacina altri due elementi coincidono: a sinistra una collinetta cinta di lentisco, ma stranamente vuota all’interno sia nell’antica cartolina che nella realtà attuale, a destra un piccolo edificio in cartolina, mentre nella realtà, tra gli ulivi, i ruderi in parte ancora in piedi di quella che sembra sia stata chiesa con annesso edificio: “il monastero” di Sancto Petro de Tachina o di Nynphus.

 La prima visita è per i resti dell’edificio della dimensione approssimativa di m. 15 per 14. Come nella immagine in cartolina l’edificio presenta nel lato sud le orme di un tetto a capanna longitudinale. Nel lato nord due pareti parallele triangolari denunciano l’antica presenza di un tetto a capanna più alto e trasversale al primo. Troppe le analogie tra i ruderi e l’antica immagine per pensare ad una combinazione. Ma non ho dimenticato la collinetta: come mai ancora da mezzo millennio presenta analoghe caratteristiche a quelle in cartolina, cioè cinta di lentisco e vuota all’interno? C’è qualcosa da accertare, va percorsa, esaminata e capire anche perché i contadini non l’hanno bonificata. E qui la sorpresa. La collinetta altro non è che il cimitero dell’antico borgo di Nynphus, probabilmente del periodo più antico. Il tutto è inedito, mai nessuno ha scritto niente su tutto ciò, non si sapeva nemmeno della presenza dei resti del monastero o pertinenza di esso. Ed allora s’intuisce che la cartolina altri non è che la foto di una antica pittura, pittura ripresa dal vero da un artista anonimo quando ancora il borgo di San Pietro era operante, quindi approssimativamente da far risalite a fine ‘400 principi ‘500.

 

I ruderi del complesso monastico di S. Pietro di Nynphus o di Tachina


Ciò che il pittore ha invece artefatto è la suntuosità architettonica degli edifici e il gran numero di chiese e campanili in un borgo medievale di contadini anche se con un nucleo monastico di tutto rispetto. Numerosi altri resti di mura informi esposti alla pubblica fede denunziano che lì sorse il sito o parte di esso dell’antico borgo di Nynphus, attivo da secoli, non sappiamo quanti, ancor prima che divenisse e fosse citato, nel 1100, il borgo monastico di Sancto Petro di Tachina. E qui un’altra scoperta: mentre tutti hanno da sempre ritenuto una originaria e perpetua appartenenza di Sancto Petro al monastero siciliano di S. Filippo d’Agira, ho potuto rilevare che nel 1100, mese di luglio, il duca Ruggero, figlio di Roberto il Guiscardo, ne concede diritti e possessi ai benedettini dell’Abbazia di Santa Maria della Matina: “Nos… concedimus et confirmamus… ecclesiam Sancti Petri cum hominibus et pertinentiis suis in Castello Sancti Mauri”. Le pergamene consultate dal Pratesi che ci da tali notizie sono tuttora visibili nell’archivio Aldobrandini in Vaticano. E’ però certo che dal 1173 San Pietro di Niffi è grangia, cioè unità monastica ed economica insieme, del monastero siciliano di San Filippo d’Agira, lo apprendiamo da un atto in cui il papa Alessandro III ne confermava al monastero di S. Filippo d’Agira i diritti ed i privilegi (da A. Presavento – La provincia KR).   E’ accertato che nel 1276 S. Petro di Nynphus contava circa 100 anime oltre alla comunità monastica e versava tasse per due once d’oro, tarì 12 e grana 8… grossa somma a quei tempi.

   Francesco Cosco

 Socio Deputazione di Storia Patria per la Calabr