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EREMI, INSEDIAMENTI RUPESTRI, ANTICHI MONASTERI NEL MARCHESATO DI CROTONE

Centri ineressati: Beledere Spinello, Cotronei, Caccuri, Petilia Policastro, S. Severina, Casabona

Di Francesco Cosco

 

   Eremo

Belvedere Spinello     
Insediamento Rupestre: “laura” di Belvedere Spinello. 
Un eremo appartenuto ad un religioso, probabilmente del X secolo, é formato da una grotta scavata in una calcarenite assai dura e compatta ed a lato da una minuscola chiesa, del tipo sepolcrale, che risale sia per la fattura che per le deduzioni storiche almeno al 900 d.c. Da notare il tetto della minuscola chiesa, oggetto di più rifacimenti. La presenza di questa cappellina denunzia la presenza in epoca monastica di altre capanne, le cosiddette laure, costituite da frascame d’alloro e di altri arbusti della macchia mediterranea. E’ questa dunque una ennesima prova della presenza nel nostro territorio del monachesimo italo-greco, costituito da anacoreti che perseguivano la penitenza, la solitudine e la preghiera. Nelle vicinanze é sorta successivamente una più grande chiesa che, per la scalinata in discesa, per accedervi, é nomata Santa Maria della Scala.

 

  Chiesa di S. Filomena

Santa Severina

Chiesa di Santa Filomena        
Come elemento basiliano permane in Santa Severina la splendida chiesetta di S. Filomena del 1100/1200 d.C. periodo che vide il fiorire di una architettura normanno-bizantina di cui i più chiari esempi sono anche la chiesa di San Nicola a Riace, l’abbazia della Matina a San Marco Argentano, la chiesa di S. Marco in Rossano. La chiesa suddetta presenta una piccola cupola, finestre e porta principale bifore; portali archivoltati. Il piccolo tempietto viene chiamato nella tradizione cattolica severinate anche chiesa del Pozzolio per effetto di un pozzo che fu oggetto, secondo una nota leggenda, di un miracolo operato dalla Vergine. Anche in Santa Severina, nella scarpata detta bizantina vi é un insediamento rupestre. L’Orsi l’ha ritenuto dimora per gente molto povera. Altre grotte sono comprese nell’area del castello

 EREMI, INSEDIAMENTI RUPESTRI, ANTICHI MONASTERI NEL MARCHESATO DI CROTONE

 

Petilia Policastro

Insediamento Rupestre (Grotte di colle della Chiesa)   
L’insediamento rupestre di “Colle della Chiesa” in Petilia Policastro ha avuto una evoluzione abbastanza varia. Una buona parte delle grotte presenta una struttura di probabile origine neolitica, lungo un percorso transumante, ma l’utilizzazione di oltre 30 grotte fa pensare anche ad un piccolo villaggio contadino o pastorale, risalente dal Neolitico al Tardo Antico. Alcune evidenti tracce denunziano poi il passaggio nell’alto Medioevo, con residenza stabile o transitoria, del Monachesimo Italo greco; in particolare lo fanno pensare alcune croci insite nella crosta originaria ed alcune nicchie per icone poste, sulle pareti, in posizione simmetrica. Una grotta posta in alto denunzia essere stato un eremo a cui si eccedeva tramite pioli mobili di legno da inserire in fori scavati obliquamente lungo la parete areria. Le tracce di tali fori ancora permangono. Altro piccolo eremo é riconoscibile per le due piccole nicchie ed un inginocchiatoio. Durante il Medio Evo e l’età moderna tutto l’insediamento rupestre di Petilia Policastro fu adibito a laboratorio per gli scalpellini della calcarenite e del granito a servizio di un sviluppo edile che necessitava di portali archivoltati per palazzotti signorili e di archi e lesene per le chiese

 

 

Caccuri
Monastero basiliano (Chiesa dei tre fanciulli).  
In territorio di S.Giovanni in Fiore, ma nei pressi dell’abitato di Caccuri é ubicata la chiesetta che fu una volta annessa al Celebre monastero dei Tre fanciulli di monaci basiliani. E’ qui almeno dall’ XI secolo. I supporti murari, numerosi, indicano le numerose ristrutturazioni che hanno consentito alla chiesa di sopravvivere all’edificio del monastero, ormai distrutto, che occupava sia lo spazio a SO che a NO della chiesetta. Intensa fu l’attività spirituale dei monaci orientali che dovettero tener testa ai più potenti Florensi. L’abside della chiesetta, secondo la liturgia greca, è rivolto ad oriente, verso la luce. L’occidente per i monaci orientali era la tenebra. Numerose erano le terre che i Basiliani avevano acquisito nel corso dei secoli si che il monastero dei tre fanciulli é da considerare il cenobio greco orientale con maggior durata nel tempo. Verso il1198 occorse un fatto spiacevole: I Florensi requisirono ai Basiliani il terreno detto del “Buon Legno”, ma questi, indignati, lo rioccuparono con una spedizione punitiva. E peggio avvenne il giorno successivo in cui i basiliani e i loro villici bruciarono le baracche ivi costruite dai Florensi. Gioacchino da Fiore allora fece causa e solo dopo dodici anni fu conclusa a vantaggio dei Florensi. Nel 1215 il Monastero dei Tre Fanciulli fu accorpato all’abbazia Florense. La presenza di un insediamento rupestre neolitico nei pressi della chiesetta fa pensare seriamente ad un sito laurotico del monachesimo orientale ancor prima del monastero basiliano.         
 

Cappella oratoria con affreschi

 

Caccuri

Insediamento Rupestre (Grotte di Timpa dei Santi)     
L’antico sito monastico é posto su un colle a picco da tre lati sulla valle del Neto, con salti di diverse centinaia di metri; rupi scosese fatte in gran parte da rocce granitiche scompattate. Più che sito monastico lo si crederebbe nido di aquile. Guardando la cripta con le numerose icone rappresentanti ognuna un Santo, si prova però una sensazione di serenità. Una solitudine con se stessi nella pace di un silenzio assoluto. Bisogna mettere in conto che da questo sito e da altri simili il cristianesimo si é sparso per tutta la Calabria soppiantando il paganesimo ereditato da greci e brezi.   
I monaci greci giunsero da noi già nel VII secolo, perseguitati in Siria, in Palestina ed in Egitto dai musulmani che avevano cominciato ad invadere le terre asiatiche dell’impero bizantino. Nell’VIII qui pervennero ancora più numerosi, spinti anche dalle persecuzioni iconoclaste. Essi attribuivano alle sacre icone la trasposizione del pensiero umano dal terreno al divino. Ma dal clero secolare bizantino ciò era visto come atteggiamento blasfemo. I Basileus di Costantinopoli che già mal sopportavano l’ingerenza del monachesimo nella vita socio-politica delle masse, decretarono allora la distruzione di tutte le icone. I monaci perseguitati, mal sopportarono tali imposizioni e preferirono l’esilio. Fu proprio in quell’epoca che vennero anche su questo colle, a far vita da anacoreti e qui abitarono queste grotte originarie del periodo neolitico. Nella cripta le icone sono cinque: la centrale, rappresenta il Cristo Pantocrator. Sono visibili l’aureola con le tracce dei bracci radiali della croce, il mantello rosso segno di potenza e la mano benedicente. Accanto al Cristo é appena visibile, l’immagine dell’Arcangelo Gabriele, binomio di prammatica nelle antiche icone bizantine, come nella volta della chiesa di S. Vitale in Ravenna del VI secolo ed addirittura nella chiesa di S. Sofia in Costantinopoli. In un’altra icona sono appena visibili le tracce della Madonna Odighiatria quindi, a carboncino, i tratti della piccola testa del Bambin Gesù. Ma la grotta fu tutta affrescata dall’antico anonimo monaco, artista. La sua tomba, forse, é quella scoperchiata proprio sulla cripta. Manomessa é stata la crosta interna di queste magnifiche pitture

 

Casabona Grande insediamento rupestre

 

Casabona   

Insediamento Rupestre (Grotte troglodite)       
Casabona presenta centinaia e centinaia di antiche grotte, in ordine allineato, o sparso. La visione meravigliosa dell’insediamento rupestre casabonese sarà sicuramente destinata ad avere successo. Un futuro in chiave turistico-economico, ma anche sotto l’aspetto della ricerca archeologica ed antropologica. Come appare dall’alto si tratta di un insediamento pensato ad arte perché ordinato su terrazze parallele che si espandono su tutti e due i crinali di valle cupa, ed ogni terrazza sfocia in un unica via di fondovalle. E’ da considerare che come insediamento umano, non fù una dimora mortificante di gente povera, ma una scelta cosciente dettata dalla validità del vivere in grotta in un periodo che va dal neolitico ai bizantini. Si tratta quindi di una vera e propria civiltà rupestre.        
Sul crinale sinistro di Vallecupa sono sovrapposte ben otto terrazze parallele, ognuna contenente decine di grotte, molte delle quali presentano le caratteristiche tipiche dell’abitazione troglodita: la parte più interna é divisa in due da una parete incisa nella stessa roccia, la parte più piccola fungeva da vano letto, la grande da cucina-soggiorno. Alla base spesso si aprono piccole nicchie per conservarvi orcioli di vino, di acqua, miele, cereali. I fori in basso servivano per sistemare lettiere, quelli in alto per ripiani di canne per contenere alimenti. Questa tipologia é uguale per tutti gli insediamenti rupestri, in tutti i paesi che si affacciano nel Mediterraneo, come se tutti fossero stati costruiti da un unico popolo. Molte grotte sono ancora adibite a frantoi vinari. Fino agli anni 40 quasi tutte erano utilizzate dagli abitanti del luogo che le detenevano in fitto dall’ente comunale. Nel 1937 il comune ne fittava circa 460; nel 1947 per una grotta grande il fitto era di 60 lire, per una media 40, per una piccola 20. Il monachesimo fu presente nell’insediamento rupestre di Casabona? Nessuna traccia permane, ma certamente non poté mancare la sua presenza. I toponimi agiografici e greci che permeano tutto il territorio lo testimoniano. Un esempio per tutti é la contrada Santa Sofia, nomata ad un personaggio agiografico adorato particolarmente dal monachesimo greco.   
 

  Chiesiola cistercense diruta

Cotronei

 Monastero cistercense diruto: Chiesola di Pollitrea.    
 . Si potrebbe pensare ad una origine basiliana nell’XI secolo, ma sicuramente fù grangia cistercense del Monastero di Calabromaria di Altilia. Infatti insiste nel centro di un tenimento, il Sanduka, che quel monastero aveva avuto in proprietà nel 1099 da Ruggero Borza duca Normanno.       
L’attività essenziale di quei religiosi fu la pastorizia ma anche l’agricoltura stagionale. Le tracce archeologiche indicano la presenza di due chiese: una all’interno del fabricato principale; l’altra all’esterno, piccola, con l’abside rivolta ad oriente, tipo la chiesa greca. Il casale principale costava di un primo piano di circa 180 metri quadri. ed un primo piano, tipo mansarda. Al primo piano si accedeva tramite una rampa che conduceva al ponte levatoio che poggiava su due solidi rostri tuttora visibili che dovevano sostenere peso e sobbalzi. Altra grangia di Calabromaria, é il monastero subalterno di Casapasquale, che, costrutito in epoca seicentesca, ancora ha strutture in mediocre stato di conservazione.   
  

   Chiesa rupestre

Cotronei

Insediamento Rupestre di località Favata.        
Il territorio di Cotronei è costellato di insediamenti rupestri: se ne contano ben 13. Alcuni sono stati abitati in periodo bizantino dal Monachesimo greco, la gran parte costruite ed adibite da sempre, e tuttora, a civiltà pastorali dedite all’allevamento di equini e bovini. Due siti persistono nel centro abitato: quello di località Favata e quello di Santa Lucia. Quello che possiamo meglio osservare è ubicato in località Favata. Le grotte che in origine dovevano essere almeno 30 sono state in parte distrutte o coperte per effetto dell’espansione urbanistica del paese.       
Sono ampie e profonde, lo strato minerale è compatto; per la vetustà e per la mancanza delle tracce degli utensili di scavo sono da attribuire in origine a popolazioni neolitiche. Anche tale insediamento come quello di Caccuri, Petilia e Casabona, per la sua consistenza ha potuto rappresentare la dimora di un villaggio rurale, o pastorale.     
Le grotte sono ubicate lungo l’antico tratturo che dal Neto sale verso la montagna silana sullo spartiacque tra il Tacina ed il Neto. Testimonianze ben accreditate riferiscono che alcune grotte dell’insediamneto di Santa Lucia attiguo a quello di Favata presentavano affreschi. Ve ne era una in cui era rappresentata, in una icona, la Madonna Odighiatria. 
In un sito posto tra Favata e Santa Lucia insisteva poi la grotta detta di San Luca che presentava 12 nicchie contenenti icone di santi. Recentemente è stata distrutta. Tutt’intorno ai siti rupestri di Cotronei è un susseguirsi di toponimi greci od agiografici: Liffi, Spartini, Sigliati, Archivati, San Luca, Santa Lucia, San Marco.