Benvenuti nel sito Radici Calabre

Salta la navigazione principale.

Home arrow Saggi Storici arrow Saggi arrow Il Frigillo: potente Abbazia Cistercense, nel cuore del Marchesato


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /home/mhd-01/www.radicicalabre.it/htdocs/includes/cmtclasses.php on line 664
Il Frigillo: potente Abbazia Cistercense, nel cuore del Marchesato

Ruderi e Storia

Un ammasso di pietre oggi l’antica Abbazia, qualche muro che appena emerge da un umus fertile, poche distinte linee architettoniche emergenti da un antico arco in pietra e nuclei informi di antiche strutture che “l’oblio avrebbe già dovuto involvere nella sua notte”. Ma non é avvenuto...

 

Il Frigillo: potente Abbazia Cistercense, nel cuore del Marchesato      

 

Ruderi e Storia

Un ammasso di pietre oggi l’antica Abbazia, qualche muro che appena emerge da un umus fertile, poche distinte linee architettoniche emergenti da un antico arco in pietra e nuclei informi di antiche strutture che “l’oblio avrebbe già dovuto involvere nella sua notte”. Ma non é avvenuto. Infatti la storia del Frigillo non può essere cancellato in poco meno di un Millennio; troppo esuberante di gloria e d’umanità, perché non rimanga memoria storica. E poi vi é di mezzo l’Ordine Monastico dei Cistercensi, i grandi paladini della latinità,  “Benedettini del Citeaux”, che assumono piuttosto il loro nome da Cisterium, versione latina della suddetta voce Francese.

Effettivamente fu un nobilissimo ordine religioso che si distinse per assistenza allo spirito delle genti, per operosità “benedettina”, e per avere interagito con i regnanti e con le popolazioni in direzione di un retaggio culturale a tutto vantaggio della emancipazione popolare. Per abbozzare una attenta storia sulla antica Abbazia di Sant’Angelo del Frigillo é bene comunque che lo si faccia con il testo storico alle mani, anzi, principalmente con due testi storici, perché niente sia lasciato al caso o ad una interpetrazione approssimativa che non renda giustizia ad una epopea storica di tutto riguardo per le nostre contrade. E’ bene, infatti, che quel che si sà sia supportato dal documento storico, di cui, nel caso del Frigillo, vi é dovizia. I testi sono: il primo “Carte Latine di Abbazie Calabresi” del Pratesi ed il secondo: “L’argentera di Longobucco, l’Abbazia del Frigillo e il porticciolo di Le Castella in un manoscritto del ‘500” di uno storico Crotonese di tutto riguardo, tal Giuseppe Brasacchio.

Frigillo: etimologia del toponimo

Varie sono le teorie sulla radice etimologico del toponimo, un pò strano per l’idioma storico di questo lembo di Calabria. Qualcuno lo riferisce al latino frigidus = freddo, altri ad una voce (?) dialettale di Mesoraca che vuol significare fringuello; é da opinare invece che é termine di provenienza da altri paesi della Calabria, dove il fringuello, l’uccellino che viene coi primi freddi dell’inverno, é detto fringillu (a Mesoraca é detto spinzu - v. A. Lamanna); la voce é stata evidentemente importata da religiosi che gestivano la primiera chiesa che su quel colle insisteva e di cui troviamo tracce in un privilegio di Clemente III del 1188 (Pratesi) che la considera annessa in quella data ai beni del convento benedettino di Santa Maria Requisita (futura Sambucina). Letteralmente il termine dovrebbe significare dunque “terra di fringuelli”. L’Alessio nel suo Saggio di Toponomastica Calabrese é daccordo con tale versione. Nel Pratesi il termine, come estratto da tutti gli atti in cui l’Abbazia fu coinvolta, appare coi nomi di Fregili, Frigilo, Frigido, Frinchillo, Frongillo, Francillo, Frigello, Fragillo, Fragillis, Fungilla, Fringilo, Frigillo e  Fringido.

 

Le fondazione dell’Abbazia 

Nella Storia Economica della Calabria il Brasacchio presenta il Frigillo inizialmente come grangia (unità economico-religiosa) della celebre Abbazia della Sambucina. L’abate Luca, che dalle azioni e dalle iniziative ci sembra essere stato un religioso intraprendente e lungimirante (futuro vescovo di Cosenza), nella impossibilità di amministrare le vaste tenute frutto di imponenti donazioni da parte di privati od elargite dai governanti normanni, provvide ad un decentramento della gestione abbaziale e il semplice Monastero del Frigillo fu elevato, di punto in bianco, ad Abbazia madre dell’ordine latino dei Cistercensi (progetto del 1202 realizzato già nel 1205 come appare da un priviligio di papa Innocenzo III).  “L’iniziativa di Luca, commenta il Pratesi, si mostrò feconda”: l’Abbazia divenne potente ed acquistò prestigio anche presso la Sede Apostolica. Per fornirla di territori e di una adeguata redditualità con una permuta con l’arcivescovo di Santa Severina la nuova casa madre fu dotata del possesso di tre piccoli monasteri: Santo Stefano del Vergari, Santa Maria di Archelao e San Nicola di Pineto. Ma la Sambucina dotò la nuova Abbazia di numerose altre terre. Più ne ebbe il Frigillo dai regnanti eredi dei Normanni: nel 1224, il 30 dicembre, Federico II di Svevia incarica espressamente i baiuli di Cosenza a dotare l’Abbazia di due terre per il libero pascolo dei suoi armenti: Chyricillum (Ciricilla) e Caput Tacinae (“Teste” di Tacina). Proprio grazie a tale diploma imperiale veniamo a conoscenza di numerosi toponimi, quale Puzaly (Pisarello – con probabile etimo dal greco Pisseres = resinoso, quindi luogo ricco di pece). Altri pascoli ebbe poi dal Maresciallo imperiale Anselmo di Justingen.

 

Le potenti abbazie equiparate ad antichi feudi

In verità il dodicesimo ed il tredicesimo secolo fu periodo assai favorevole per tali aggregazioni religiose; i Normanni elargivano alle grandi abbazie beni immobili che esse sapevano ben governare e trasformare, e le consideravano veri e propri feudi; il papato, alle spalla, insisteva perché maggior fortuna avessero le abbazie di rito latino su quelle di rito greco. Ed ancor più si arricchirono di beni per i numerosi lasciti di beni immobili da privati che concedevano in vita, o lasciavano in eredità, consistenti patrimoni “pro remissione animae suae” (per la salvezza della propria anima). La politica religiosa dei normanni mirò, gradualmente, comunque senza scosse e violenza, ad assecondare i fini della chiesa di Roma. Nel 1099 il conte Ruggero Borza, figlio di Roberto il Guiscardo aveva concesso ai Cistercensi di Calabro Maria il Sanduka (quasi tutta la piccola Sila) su cui essi costruirono le grange di Casa Pasquale e di Pollitrea. Gli Svevi proseguirono nella politica normanna di elargizione di beni a favore di tutti i cenobi calabresi; la stessa Costanza D'Altavilla, anello di congiunzione tra Normanni e Svevi, concesse a fine XII° secolo all'Abbazia florenze, già ricca di territori, una vasta tenuta montana. Alla potentissima Abbazia benedettina di Corazzo Federico II riconfermò i beni concessi dalla madre  Costanza: le tenute di Corazzo, Corazzello ed altre in agro di Isola. Diplomi imperiali e bolle papali spesso, infatti, riassumevano e riaffermavano, per tutela legale, i beni delle Abbazie. Il grado di subordinazione degli abati  del Frigillo all’Arcidiocesi di Santa Severina era “zero” fatta eccezione per la partecipazione ai Sinodi; é da considerare che essi furono molto potenti se il Papa di Roma li aveva eletti a paladini della latinità contro una chiesa orientale diffusissima e i regnanti li ritenevano depositari di cultura e di essenza economica: quasi un feudo!

 

Le attività economiche abbaziali

I vistosi e preziosi ruderi oggi ben in vista sull’alta collina del Frigillo meriterebbero bel altra stima e studio dalle popolazioni attuali, se si  considera che una volta furono centro di fede spirituale, ma anche sede da cui dinamici monaci amministravano numerosi cespiti e grange anche posti a notevoli distanze (sparsi a macchia di leopardo in tutta la Sila e nelle vallate del Tacina e fino ad isola Capo Rizzuto), indicavano a dipendenti ed emissari laici (uno stuolo) le trasformazioni agricole da operare, curavano il pascolo di numerose greggi ed il commercio di prodotti e derrate. Come ho detto per Santa Maria di Corazzo dirò che anche nel Frigillo doveva persistervi il febrile fermento di una azienda moderna, pur essendo il sistema economico legato a schemi "curtenzi" in una società che i Normanni e quindi gli Svevi infeudavano giorno dopo giorno.  

 

Sant’Angelo del Frigillo: centro scrittorio

Riporta il Pratesi che S. Angelo del Frigillo non fu però solo centro spirituale ed economico, ma anche punto d’irraggiamento culturale divenendo centro scrittorio. E’ accertato che lasciò una importante documentazione per i caratteri "eccezionalmente importanti sotto il profilo paleografico e notevoli anche dal punto di vista della diplomatica". Il Brasacchio riporta che fu centro scrittorio fecondo di attività ma dai suoi documenti traspare una profonda ellenizzazione che permeava sia la vita pubblica che le istituzioni giuridiche e non solo di Mesoraca ma anche di Policastro; mancavano infatti notai di lingua latina per cui nel mondo degli allora “litterati”, la lingua greca svolgeva un ruolo egemone. Per ovviare alla carenza di notai di lingua latina si arrivò nel Frigillo ad incaricare un  tal Gugliemo D'Otranto a redigere gli atti in lingua latina, per volontà e concessione dei notai locali di lingua greca, allo scopo di rendere più comprensibili gli atti. Ancora oggi é possibile assistere a testimonianze reali di quel fenomeno, quale la completa permeazione di toponimi greci nei territori a cavallo tra i due paesi

L’esigenza di interventi                   

Tante notizie e molte altre sono attinte in un cumulo di pergamene che ancora persistono e molte nell’archivio Aldobrandini in Vaticano. Ma tra le pergamene é stato rinvenuto un importante quadernetto contabile del 1516, in un linguaggio, diremmo, a metà tra l’Italiano volgare d’allora frammisto a dialettalismi, testimonianza linguistica, quindi, preziosa, ma anche di attività, di antichi metodi contabili, di unità di misure. Sulla foderina ancora si legge: “Quaterno de dinari reciputi et dinari pagati per me dono Franco Regio anno IIII Indi 1516 et dinari reciputi et liberati dele intrate dela abatia de Sancto Angelo de Mesorache”.

Si é a conoscenza che, finalmente, il sito é entrato in una sfera d’interessi turistico-culturali, per cui é oggetto di interventi mirati al recupero, quindi alla sua fruizione. Ciò é oltremodo positivo in quanto colma  una esigenza culturale di prim’ordine quale é quella di ripercorrere i siti monastici appenninici d’interesse storico a livello europeo. I nostri beni culturali andrebbero tutti, comunque, ristrutturati e resi fruibili. 

 

                                          Francesco Cosco

          Comitato di Dialettologia: Lingua e Parola nel Crotonese.

 



Salta la navigazione della sezione.


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /home/mhd-01/www.radicicalabre.it/htdocs/includes/cmtclasses.php on line 664


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /home/mhd-01/www.radicicalabre.it/htdocs/includes/cmtclasses.php on line 664