I FRANTOI RUPESTRI DI CASABONA:MUSEO NATURALE
Il tutto rappresenta un importante tassello del costituendo “Parco Grotte”, un originale pezzo di un museo demologico a cielo aperto,
I FRANTOI RUPESTRI DI CASABONA:MUSEO NATURALE
Nel 1937 il Comune affittò 500 grotte
Se Vitozza, in Toscana, é considerata sede di uno dei più grandi insediamenti rupestri d’Italia con appena 200 grotte, Casabona è da annoverare tra i primi in campo internazionale. E’ da tener presente che nel 1937 l’Ente Comunale fittava a privati circa 500 grotte; ancora permangono i relativi registri nell’archivio municipale con i nomi degli affittuari e le dimensioni delle grotte divise in piccole, medie e grandi. In altre pagine relative agli anni ’40 è annotato il costo del canone annuo: rispettivamente, di lire 20, 40 e 60. Quale l’utilizzazione da parte delle popolazioni? La più varia; ma quella che tutt’ora colpisce il visitatore esterno é l’uso di collocare nella grotta il “palmento” per la molitura delle uve, che testimonia un trascorso di una agricoltura casabonese dedita alla vite e, com’è vero che esistono i ricorsi della storia, sembra che la cittadina stia riscoprendo con passione quell’atavica cultura.
Casabona - Frantoio rupestre.
Il primo palmento é una scoperta inaspettata, una grotta dall’ingresso semi socchiuso da terreno di riporto, posta lungo la strada principale che porta a Casabona, prima che si entri nel centro abitato, ed in prossimità della parete arenaria dove un uccelletto dalla livrea policroma ha scavato i fori della propria residenza. L’antro é uno dei più antichi di tutto l’insediamento rupestre; sulle pareti non più i solchi degli arnesi di scavo, i millenni hanno pareggiato tutto; il cielo della grotta ha i colori raggianti degli strati geologici dell’arenaria compatta del Cenozoico frammista a formazioni grigiastre di selce. Ad osservare bene l’interno, sulla destra è incisa una nicchia absidale, a ricordo di un vano-letto usuale per i trogloditi di tanti secoli fa. Proprio nella nicchia si notano i resti di un antico frantoio del tipo tradizionale, piccolissimo: un modesto pestatoio sovrasta un tino semiscavato negli strati arenari del pavimento, la malta che lega le pietre di fabbrica sembra il jìzzo (antica lega di gesso, sabbia ed altri aggreganti). Ma nella parte più larga della grotta è stato edificato un altro frantoio, più moderno rispetto al primitivo: trattasi di un pestaoio più grande, fuori terra, con ritocchi in cemento, e sulla sponda, si leggono i resti della terza generazione dell’artigianato vinario casabonese, il macchinario ferreo, a manovella, che operava il distacco degli acini dal raspo. Tutt’intorno panieri di vimini e desueti crivelli di rami intrecciati. Il tutto rappresenta un importante tassello del costituendo “Parco Grotte”, un originale pezzo di un museo demologico a cielo aperto, esposto alla pubblica fede, abbandonato da almeno mezzo secolo.
Casaboba - Freantoio rupestre tuttora attivo.
Dove l’abitato ha inizio, dalla parte sud, una porta in ferro delimita dalla strada esterna un altro antro adibito a palmento. La grotta é proverbialmente bella, grande ed articolata, un capolavoro trogrodita di un passato lontanissimo. L’entrata é costituita da un minuscolo criptoportico da cui si accede a tre antri interni, disposti a croce, uno di fronte, l’altro a destra ed a sinistra quello adibito a frantoio vinario. Anche per questa grotta le croste dimostrano una escavazione originaria avvenuta in periodo arcaico; qua e là qualche evidente rimaneggiamento. Il frantoio sembra in piena attività con un tipo di lavorazione del tutto tradizionale: due pestatoi affiancati, due tini di raccolta del mosto semiscavati nel pavimento e due torchi tradizionali ma di fattura recente. In quel modesto complesso ipogeo si è consumata, da millenni, la storia dei padri se si considera che quell’antro, così diverso nella struttura dalla tipica “civile abitazione” troglodita, fu uno dei laboratori piu antichi che si conoscano. Assunto così com’è, ancora attivo, costituirà nel futuro parco-grotte un importante riferimento socio-storico per i visitatori. E’ consueto negli insediamenti rupestri del Mezzogiorno trovare frantoi? Certamente. Nel barese se ne contano tanti, spesso adibiti a “trappeti” oleari, ed alcuni edificati in epoca bizantina.
Francesco Cosco
Socio della Deputazione di Storia Patria per la Calabria. I
