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RUBRICA: LE VOCI SPECIALI DEL NOSTRO DIALETTO

Rubrica aperta agli interventi ed alle curiosità dei lettori in merito a toponimi e termini dialettali. A cura di Francesco Cosco.

Termini speciali e segni misteriosi . . .

Parliamo il nostro dialetto, ma il più delle volte non facciamo caso alla radice etimologica di varie voci che può rivelarsi, invece, molto “curiosa”. Spesso, poi, alcuni termini, diversi per significato, hanno una comune origine, magari risalente all’antichità latina e greca. La rubrica nasce per esaminare, appunto, voci e toponimi di tale tipo, sia per appagare le curiosità che per rinfrescare le nostre radici. Saranno presi in esami anche termini suggeriti dai lettori che vogliono “saperne di più”.

Oggi analizzeremo i tre termini dialettali ‘mpùddra, vùddru, vùddra (verbo) e quelli correlati in lingua italiana.

Tutto nasce dalla voce ANFORA (greco antico). Vediamone l’evoluzione linguistica:

  1. Amphora (con radice greca ma anche latina) = contenitore per liquidi a corpo globulare allungato usato una volta anche come misura.
  2. Ampulla: la stessa lingua latina trasforma per sincope il diminuitivo di amphora, cioè amp(hor)ula, in ampulla = piccolo contenitore per liquidi.
  3. Ampolla è la voce italiana derivata dal latino ampulla. Significa vasetto di vetro con corpo globulare
  4. ‘Mpùḍḍra: deriva dal latino ampulla. Nel dialetto avviene la caduta della a iniziale per aferesi mentre la doppia l dà esito ddr (Calabria centro-meridionale). Significa vescicola della pelle (anch’essa quindi piccolo contenitore di liquido).
  5. Ampollino: il termine latino ampulla viene usato al diminuitivo e diventa toponimo (già presente in un diploma normanno dell’anno 1099 d.C.) col significato di piccolo invaso, il che fa pensare che lungo l’alto corso del fiume Ampollino, oggi lago, doveva esservi qualche pozza naturale.
  6. Ampolloso che ha la forma di una ampolla, col significato: “che si espande nella forma sferica quale è l’ampolla”; in senso figurato, gonfio e, per estensione, prolisso nel parlare o nello scrivere.
  7. Bolla: a questo punto è congettura dei più che bolla (quantità d’acqua o di gas) derivi da ampolla, e fin dalla lingua latina. Dalla voce bolla, acquisita anche in lingua italiana, sono poi derivati bollo che per la sua sfericità somiglia ad una piccola bolla d’acqua e bolla nel significato di documento con bollo (bolla papale), ma anche bolletta , francobollo , bollino , bollore ecc.
  8. Vuḍḍra (forma dialettale del vero bollire, pres. ind. 3 pers. sing) : da bolla; nel linguaggio dialettale la b diventa v, la doppia l dà esito ddr; letteralmente significa “che fa le bolle”.
  9. Bollire: verbo; esprime l’azione dell’acqua portata a 90 C°; significa “che fa le bolle”.
  10. Vuḍḍru: dalla voce bolla, trasformato al maschile, la b diventa v, la doppia l dà esito ddr. Indica un gorgo d’acqua lungo i torrenti.

Per leggere correttamente il nostro dialetto è necessaria la conoscenza e l’applicazione dei “segni diacritici” di cui si parlerà in altri numeri della rubrica.