Esiste in un anfratto roccioso di un crinale scosceso del fiume Neto una chiesa rupestre, un sito laurotico risalente almeno al IX sec. d. C., e se nella parte centrale vi é l’icona del Cristo Pantocrator, massimo emblema cristiano della Chiesa orientale (per la Chiesa cattolico-occidentale é la Croce), a lato destro si notano i segni residui di una antica pittura raspresentante la Madonna Odighiatria. Dappertutto nel nostro territorio centinaia di icone la rappresentano, nei centri storici, lungo i sentieri di campagna, sulle mura degli antichi casali.
Se poi si sfoglia una carta topografica ci si accorge che il nome di Maria, Madre di nostro Signore, insiste non solo nei centri abitati e nelle periferie, ma anche nelle zone interne, nelle campagne, sulle colline impervie. Altra sorpresa sono i numerosi santuari titolati alla Madonna, ancora attivi o ridotti in pietrame semisommerso nella vegetazione. Effettivamente nelle nostre contrade la devozione popolare verso la Madonna é molto accentuata e se si fa un’adeguata comparazione con il resto del paese si scopre che il nome di Maria in questo estremo lembo della penisola è molto più diffuso, venerato. Ed allora viene spontaneo chiedersi quale sia il motivo di tanta radicata devozione che tocchiamo con mano nelle nostre famiglie, ed Ella é Patrona, tra l’altro, di numerose città e contrade, quali Isola, Reggio, Crotone, Rossano, Tropea e così via.
Madonna di Romania a Tropea
Le origini del culto Mariano
Ne ho ricercato le origini in fonti storiche. Quale il risultato? Il fenomeno sembra risalire decisamente al primo Monachesimo greco dal VII all’ XI secolo; successivamente ha interessato ancor di più l’epopea basiliana almeno fino al XIV secolo. Sembra proprio, insomma, che il nome di Maria sia per noi, in buona parte, eredità della chiesa di rito greco. Il Monachesimo orientale fu devotissimo alla Madonna, signora Odighiatria, rappresentata, molto spesso, con il bambino sul braccio sinistro, mentre la mano destra, flessuosa, aderente al corpo, mostra con le dita il figlio. Odighiatria, “colei che mostra il cammino” (dal greco odos ed egheomai = conduttrice, guida del cammino, traduce letteralmente Oreste Dito): insomma la Madre indica decisamente con la mano che la giusta direzione del nostro cammino va verso il Signore. Da quella concezione di profonda venerazione per la Madre di Dio si origina il culto, in tutto l’Oriente della relativa icona; senonché, invece di immagine simbolica, diviene, proprio quale icona, mezzo di profonda meditazione che riesce a traslare la mente umana in una dimenzione molto vicina al divino. Emigrati, anzi esuli in occidente, perseguitati in patria proprio per quella sensazionale pratica di considerare le icone di Maria, di Gesù e dei Santi, mezzo di “traslazione”, ritenuta dal clero orientale e dal basileus rito blasfemo, i monaci orientale qui tresferino il culto della Madonna insieme a quello di numerosi santi.
La Vergine Maria nel Corano
Evidentemente l’acceso culto di Maria sembra avere influenzato tutto l’Oriente ed anche il mondo musulmano; quindi in prima persona, positivamente, lo stesso Maometto. Molto interesse ha destato un breve articolo di rotocalco sulle notizie riportate relativamente al fatto che “l’Islam onora Maria”. Ma vediamo in quali termini: Maometto dedica a Marjam molti passi della Sura III e XIX. Ella è presentata come modello di fede, vergine, madre di Gesù; la personalità di Maria emerge superba nel versetto 22 della Sura III in cui Maometto così fa parlare l’angelo: “Maria, Dio ti ha scelto per Lui, resa immune dal peccato ed elevata al di sopra di tutte le donne di questo mondo”. Nel versetto 20 dell Sura XIX, detta appunto “La Sura di Maria”, Maometto racconta ancora: “Ed ella stupefatta: ‘Come potrò essere madre se mai nessun uomo mi ha toccata ed io non sono una donna di cattivi costumi?” E’ evidente che Maometto condivide quel che nel vangelo è detto sull’Annunciazione, sulla verginità della Madonna ed aggiunge a suo beneficio la serietà della persona. Ma nel Corano Marjam non è considerata madre di Dio, bensì del profeta Gesù, grande profeta, ma non il più grande: l’Islam considera Maometto il “sigillo dei profeti”. Comunque “i seguaci di Maometto, mai si permetterebbero – dice un commentatore – una battuta solo poco riverente nei riguardi di Maria e tantomeno una bestemmia”. Ci sorprende improvvisamente, sapere che l’Islam onora la Madonna pur grande emblema del Cristianesimo.
Madonna della scuola del Gaggini (1554). Santuario S. Spina P. Policastro
Il culto per Maria nelle nostre contrade
E così già nell’Alto Medioevo, nel nostro Marchesato, per effetto del Monachesimo orientale il culto di Maria cresce e si propaga. I conventi, le chiese rurali, i santuari dedicati alla Madonna, in gran parte d’origine greca, sono numerosissimi, sia quelli ancora esistenti che quelli ormai dismessi: Calabro Maria (Altilia), S. Maria dei Tre Fanciulli divenuta poi S. Maria la Nova (S. Giovanni in Fiore), S. Maria della Patia (Caccuri), S. Maria della Scala (Belvedere Spinello), Madonna dell’Acqua Dolce (Casabona), Madonna d’Itria (Cirò Marina), Madonna di Condolio (Scandale), S. Maria dell’Udienza, Madonna di Manipuglia (Crucoli), Madonna di Mare (Cirò Marina), S. Maria dei Frati, che poi divenne S. Maria l’Eremitana, oggi S. Spina (Petilia Policastro), S. Maria delle Grazie (Petilia Policastro), S. Maria di Cardopiano (PetiliaPolicastro), S. Maria di Cabria (Caccuri), S. Maria di Agradia (Caccuri), S. Maria della Castagna (Caccuri) ed altri. E si omettone le chiese dei centri cittadini titolate al nome di Maria, numerosissime. Una Madonna odighiatria, come già detto, dipinta nella Cappella ipogea di Timpa dei Santi, ormai smunta da oltre mille anni di intemperie, lascia intravedere di sé solo lo schema in carboncino dell’artista altomedievale che, dopo avere intonacato la grotta, l’ha completamente affrescata. Vi sono invece ancora presenti le immagini dipinte del Cristo Pantocrator e dell’Arcangelo Gabriele, prammatico binomio della tradizione iconografica bizantina, presente anche in Santa Sofia a Costantinopoli ed in San Vitale a Ravenna.
La venerazione delle “Madonne greche”
Numerosi quadri con l’immagine della Vergine, di provenienza orientale, o la cui storia affonda in antichissime leggende di fortunosi ritrovamenti e nella testimonianza di provata miracolosità, sono conservati in vari centri cittadini, dove sono oggetto di gran culto. Ciò in tutta la Calabria. E’ il caso della Madonna di Romania a Tropea, della Madonna Achiropita (non dipinta da mano umana) in Rossano, della Madonna di Capocolonne a Crotone, della Madonna Greca ad Isola Capo Rizzuto, della Madonna dei Poveri a Seminara, di S. Maria delle Armi a Cerchiara, della Madonna di Costantinopoli a Papasidero, della Madonna della Consolazione a Reggio Calabria e poi quella di Polsi, della Grotta di Praia a Mare, della Cappella di S. Lorenzo e così via. Sono così venerate e presenti nel cuore delle cittadinanze che numerose ragazze hanno il nome di Maria Greca ad Isola Capo Rizzuto, di Achiropita a Rossano, di Romania a Tropea. In genere un devozione capillare riserva il popolo poi alla Madonna del Rosario, alla Madonna del Carmine, all’Immacolata, all’Annunziata, all’Assunta e venerate sono anche le numerose Madonne cinquecentesche, marmoree, dallo stile riconducibile ad Antonello Gaggini, disseminate in varie chiese del Marchesato. Bellissime sono quelle presenti nel Santuario della Santa Spina in Petilia Policastro (anno 1557), nel Convento dell’Ecce Homo in Mesoraca, nella Chiesa principale di Cropani, nella Chiesa dell’Annunziata ancora in Petilia Policastro. Il culto per la Madonna, immagine cristiana di poliedrica dimensione, oggi è quanto mai vivo in Calabria, pervade le comunità, è saldo nelle famiglie, ed allora ci si chiede: il perdurare dela venerazione di Maria con tale intensità, in tanti secoli, a quale compiacimento della mente umana è riconducibile, oltre che alla fede e ad una millenaria tradizione di origine greco-orientale?
Madonna di Capocolonne - Crotone
Avvocato a gran richiesta
Ascoltando i canti popolari delle genti che si sono succedute in questi ultimi secoli nelle nostre contrade, nelle invocazioni alla Vergine, pur nella brevitas linguistica dei dialetti, ma nella loro potenzialità espressiva, mi sembra di cogliere il piccolo tassello che conclude, a 360 gradi, il circolo di tanta devozione: a parte la fede per la Madre di Dio le si chiede infine la difesa gratuita da avvocato; e verso quale controparte? Il giudizio divino che infine potrebbe essere severo, giusto. Per essere Madre di Dio sembra che il popolo sia sicuro del successo della sua intercessione, da umana per gli umani! A Petilia Policastro si sente: O Vergine Ddolerata/ nostra matre e d’avucata/ appracati vui lu sdegnu/ e Gesù giudic’eternu; a Siderno: O Madonna mia di l’Arcu potentissima regina/ vi vurria ppe d’abbocata ppe chist’anima mia mischina. Ed ancora la Madonna è “avvocata” a Riace, a Careri, a Monasterace, a Placanica a Stignano, a Bivongi, ad Ardore, a Grotteria, a Mammola (vedi testo Benedittu lu Signuri).